La preside e il miraggio di fermare il tempo con un giovane amore


Se fossimo nei corridoi del liceo di Capeside, la storia finirebbe con lo studente belloccio e ormai ex sfigato con le ragazze che dopo la confidenza da fanfarone all’amico del cuore paparazzata dal gossip scolastico agli ispettori dichiara cavallerescamente di essersi inventato tutto, per proteggere la fascinosa prof Tamara ed evitarle gogna e licenziamento. Ma qui non è Dawson’s Creek e adolescenti con gli ormoni a mille eppure capaci di custodire il segreto di una passione proibita resistendo alla tentazione della vanteria maschile non esistono. Anzi, uomini capaci di eccetera eccetera non esistono.
Nel flirt tra la preside romana e l’allievo diciottenne della sua scuola io non vedo lo scandalo legato all’istituzione, ma semplicemente una relazione sentimentale e sessuale tra due persone divise da un enorme divario anagrafico. Devo premettere che su queste situazioni il mio pensiero è critico. Senza giudizio (non ne avrei diritto), ma con la convinzione molto personale che si tratti di rapporti assolutamente diseguali e in cui, a turno, entrambe le parti sono destinate a farsi del male: all’inizio – ma non sempre – è in inferiorità il minore, che subisce il carisma dell’adulto; alla fine ad uscirne con le ossa rotte è il più anziano, quello tra i due inesorabilmente debole perché non è più giovane e ha perso o sta perdendo la bellezza, il vigore e l’entusiasmo che l’altro invece possiede nel pieno fulgore.
Aggiungo che le coppie composte da un uomo maturo e una donna con molti anni in meno le associo a un reciproco interesse che nulla ha a che vedere con l’amore vero (che è disinteressato e alieno da bisogni, risarcimenti affettivi o esibizione di trofei narcisistici). E per coerenza devo quindi dire la stessa cosa a sessi invertiti. Ovviamente la mia è un’idea basata sull’osservazione dei catastrofici e quasi sistematici epiloghi di queste relazioni – ma riconosco le eccezioni (che confermano la regola). Devo dire però che queste eccezioni non le ho mai viste tra una persona giovanissima e appena uscita dall’adolescenza come lo studente del “Montale” e un’altra più vecchia di trent’anni.
Quindi no, non comprendo né l’attrazione della preside per il ragazzo, né l’approccio retrogrado del giovane che replica la vetusta mentalità maschile della squallida ambizione alla conquista della donna matura come “nave scuola” sessuale. Roba del secolo scorso, ben rappresentata nella filmografia di serie b delle italiche commedie scollacciate con lo scolaro Alvaro Vitali e le prof Edwige Fenech o Nadia Cassini – nel frattempo però le signore oggetto del desiderio non si sono estinte e da qualche decennio si chiamano, con didascalica esattezza anglosassone, milf (mother I’d like to fuck; mamme che vorrei portare a letto), acronimo volgare e deprimente, lontano anni luce da un complimento. Eppure molte cinquantenni che su Facebook subiscono la corte serrata dei ventenni si sentono lusingate e totalmente incapaci di scrutare nel riflesso dei loro specchi il profilo dell’immarcescibile nave scuola. E da queste donne leggo pure post pieni di ardore all’indirizzo di questo o quel cantante poco più che teen.
Certo, sbavare su una foto hot di Damiano (cosa che peraltro i maschi attempati fanno da sempre nei confronti delle varie veline, letterine e vallette tv), è altra cosa dall’avere un rapporto sessuale con un diciottenne – in macchina sì, proprio come fanno loro, i ragazzi che non dispongono di una casa libera dalla presenza dei genitori, legittimi proprietari delle mura.
A questo punto io farei anche lo sforzo di superare i miei pregiudizi (tali, lo ammetto) e dirmi che ok, erano maggiorenni tutti e due e si sono divertiti, buon per loro. Ma purtroppo ho letto, come molti, le chat tra la preside e lo studente, diffuse in modo indegno da una testata importante. E mi hanno lasciato addosso una grande tristezza. Da quei messaggi e audio emerge la storia di una donna che non cercava sesso con il toy boy (glielo dice chiaramente che lui non lo è) ma si stava innamorando. Assurdo: innamorarsi di un diciottenne con il quale cosa avrà avuto mai in comune? Parlavano anche di filosofia, ma poi? Una donna adulta e carica di esperienze e di ferite che l’altro ancora deve vivere come può innamorarsi – cioè provare un sentimento profondo e che per esistere richiede una corrispondenza – di un ragazzino? 
Immagino che il matrimonio della preside non fosse felice come lei ha dichiarato per ribadire che la storia dell’amplesso in auto è falsa. E immagino che questa donna stia attraversando un periodo della vita molto amaro. Essere stata bella e desiderata, accorgersi dei cambiamenti del corpo, pensare che presto gli uomini non la guarderanno più in quel modo. Le attenzioni dello studente sono state un irresistibile miraggio, quasi la fede in un miracolo, quello di poter fermare il tempo. 
La preside soffriva della competizione sessuale con le donne, una rincorsa impossibile contro il decadimento fisico, una specie di sindrome di Grimilde e Biancaneve. Una studentessa ha raccontato che la preside imponeva rigide regole di abbigliamento alle allieve mentre lei vestiva in modo appariscente e scoprendo una coscia avrebbe mostrato ad alcuni studenti il tatuaggio di un giaguaro.
Gli incontri con lo studente saranno forse stati per lei un balsamo, un elettrizzante fuoco d’artificio che si sa che durerà poco ma è spettacolare. Qualcosa per rinunciare alla quale, se sei in questo momento biologico ingrato (la menopausa come gaia liberazione l’hanno inventata le ditte di integratori e pillole ormonali), serve troppo coraggio. La preside ha afferrato quell’ultimo brandello di vivida gioia, si è immersa nell’ultima luce del sole morente. Probabilmente, consumato quel sogno, il ragazzo lo avrebbe lasciato lei. Invece lui l’ha preceduta. E con la più lancinante delle modalità: essere scaricata per messaggio, annunciandole che ha un’altra, una della sua età. Prevedibile – e infatti la preside glielo dice (e lo dice a se stessa). 
Mi ha fatto male scoprire tutto questo da quelle chat perché so che non è giusto che io - e chiunque abbia letto quelle conversazioni - conosca dettagli così intimi della vita di una sconosciuta, non è giusto che io possa spiare l'umiliazione di una persona innamorata e abbandonata.
Ricordo il terribile caso della professoressa Gloria Rosboch, sedotta, derubata e uccisa dallo psicopatico Gabriele, seduttore seriale di signore sole o reduci da unioni coniugali fallimentari. Ricordo che tanti all’epoca commentarono che la docente (una donna non attraente, dimessa e digiuna di rapporti amorosi) era stata una specie di idiota a credere che un giovane così bello e intrigante potesse volerla. Ma io non la vedevo così. Gloria mi squarciò il cuore perché vidi la sua esistenza di donna sola e priva di ogni tipo di soddisfazione personale (residente in un paesino sperduto, precaria a scuola, incatenata alla cura degli anziani genitori). Aveva creduto non a Gabriele, ma a una promessa di felicità. A un’utopia che a quel punto era diventata per lei un salvagente, un motivo per andare avanti e sperare in un futuro diverso – ma per Gloria diverso significava disperatamente comune, uguale a quello che tutte le donne hanno, per un breve tempo o, quelle fortunate e amate davvero, per sempre.
La preside del liceo “Montale” però non ha nulla in comune con la professoressa Gloria. E’ una donna ammirata, ha un marito e una carriera in ascesa. Eppure in quelle chat è anche lei semplicemente una donna abbandonata, scaricata per un’altra più giovane e desiderabile. Quando ho letto quei messaggi ho dimenticato la circostanza dell’età dei due amanti – anche se lo so che è un’aggravante, un macigno più pesante. Qualcuno ha notato che i ragazzi di quell’età sono particolarmente a rischio di carognate e sputtanamenti (dolce Pacey, dove sei?), ma io non credo sia vero. Tantissimi uomini che hanno superato da un pezzo le venti primavere fanno sciacallaggio dell’intimità delle donne con cui sono state. La maturità è un concetto fantasma: lo fanno per gli stessi motivi dello studente tronfio per l’avventura erotica con la preside. Vanità, classifiche da osteria. Il terribile revenge porn, cioè vendetta, risentimento per essere stati lasciati e perché lei sta con un altro e quindi bisogna rivendicare una precedenza, un marchio di possesso.
Nella storia della preside con il caschetto scuro da Valentina Crepax colpisce l’identificazione mediatica della donna, mentre l’uomo, che pure è maggiorenne e dunque non garantito dalle tutele per i minori, è citato solo con le iniziali e nessuno ha pubblicato sue foto. Giusto, perché l’affaire non costituisce reato ed è un fatto privato. Ma lo è anche per lei, o no? Va detto che essendo la dirigente di quel liceo non sarebbe stato possibile non individuarla (se fosse stata una docente in organico, come nel caso delle molestie del “Valentini” di Castrolibero, si sarebbe potuto mantenere un anonimato almeno formale). Inoltre il nuovo contratto nazionale vieta le chat tra docenti e allievi per comunicazioni private e non legate alla didattica prevedendo anche il licenziamento e la preside è in zona sanzione disciplinare.
Mi sembra assurdo invece dire che il pubblico ludibrio con tanto di etichetta di nome, cognome e foto sarebbe giusto perché la preside rappresenta l’istituzione scolastica e quindi il suo agire è particolarmente riprovevole. Non sono d’accordo. Se il sesso tra una persona di diciotto anni e una di cinquanta fosse riprovevole lo sarebbe in ogni caso. Tra vicini di casa, tra una stagista e il datore di lavoro, tra due colleghi di livello gerarchico paritario. Tra due persone che si sono incontrate al supermercato o al parco mentre portano a passeggio i cani.
Non mi fa neanche più impressione immaginare la situazione all’interno di una scuola solo perché sono madre. E se accadesse a mio figlio? Sarei ipocrita se dicessi che una cosa simile mi lascerebbe indifferente o non mi dispiacerebbe. Le Iene hanno annali di scherzi del genere a genitori vip, che sgamano anche il più strombazzato progressista. No, non mi piacerebbe se i miei figli (un maschio e una femmina) mi dicessero che hanno una relazione con una persona molto più grande - o in futuro molto più giovane. Ma la scuola non c’entra niente. Le debolezze e le storture del mondo mi fanno paura in generale, come a tutti i genitori. Vorrei vedere i miei figli innamorarsi di qualcuno che cresce con loro, capisce quello che sentono e può completarli e farsi completare. Vorrei per loro la bellezza sfolgorante dell’amore tra pari, una condizione unica e irripetibile, legata allo scoprirsi per la prima volta, a un’emancipazione dall’innocenza che solo lì è indolore, tenera e struggente perché condivisa.
La preside del liceo “Montale” ha reagito alle accuse definendosi bersaglio di invidie perché bella. Invidie femminili, dunque. Ed è vero che in questa storia di uomini squallidi e battute da caserma manca il ruolo delle donne – intanto le colleghe della preside, ma anche noi che commentiamo la vicenda da spettatrici della cronaca. 
 Un romanzo bellissimo, “La donna dello scandalo” di Zoe Heller, racconta della relazione tra un’insegnante e un suo allievo minorenne. A rivelare i fatti e condurre la prof a processo per abuso di minore sarà quella che la protagonista riteneva la sua migliore amica. I maschi sanno essere grandissimi fetenti, ma è quando una donna ne odia un’altra che non c’è proprio scampo.

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