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Visualizzazione dei post con l'etichetta netflix

Baby Reindeer

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Una volta, parlando di un’altra persona, un amico mi disse che quello aveva proprio l’aspetto di uno che eccetera eccetera. Un’altra volta dissero qualcosa di simile su di me – però direttamente a me, e lo apprezzai – cioè che io davo l’impressione di essere una persona facile da sopraffare. Ma il concetto per qualcun altro si declinava in modo diverso: io appaio come una persona spesso in difficoltà e che però ispira voglia di proteggerla, andare in suo soccorso. Aggiungendo che la mia è una caratteristica molto femminile con doppia interpretazione – da una parte attraente, dall’altra capace di far leva su una sorta di gattamortismo ovviamente fintissimo e con finalità opportunistiche. Sono considerazioni emerse dalla mia memoria dopo aver visto la serie tv Netflix “Baby Reindeer”, e che mi hanno fatto pensare che quelle catalogazioni di persone (spesso su lombrosiane caratteristiche fisiche ma anche basate su posture, movenze, gestualità e timbro di voce) traducono ciò che il protago...

SuperNature

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Antipatico, grasso e cattivo. E schifosamente ricco. Nello spettacolo SuperNature di Ricky Gervais tutto è sgradevole, a partire da lui, che non fa nulla per rimediare, anzi. Lo stand-up del comico inglese su Netflix è un consapevole compendio di scorrettezze e carognate sotto l’onnipotente ombrello dell’ironia. Ma quando la tocca non certo piano su omosessualità, razzismo, pedofilia, sessismo Gervais non ha nessuna intenzione di giustificarsi.

Don't Look Up

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Capolavoro o americanata? “Don’t Look Up” di Adam McKay vira decisamente verso la seconda che ho scritto, ma è pure vero che già da due anni ci stiamo scusando con gli sceneggiatori americani per i vari blockbuster catastrofici che abbiamo sempre perculato e invece all’improvviso sono diventati la realtà dove viviamo.

A Classic Horror Story

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Questo mio commento sul film Netflix "A Classic Horror Story" è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud

Le nostre serie tv sono meglio delle vostre

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Ora che su Italia Uno torna anche Lamù vogliamo dirlo una volta per tutte? I nostri cartoni e le nostre serie tv sono meglio delle vostre, potrebbero dichiarare trionfalmente gli ex adolescenti degli anni Novanta, osservando il revival in corso di telefilm e sceneggiati che riemergono dal passato per conquistare i loro figli teenager.

The Social Dilemma

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Le intenzioni erano buone, nessuno ha mai voluto far del male. «Ehi, sono certo che quei ragazzi non fossero cattivi», dice Joe Toscano, uno dei ex manager che s’interrogano su “The Social Dilemma” nel documentario Netflix di Jeff Orlowski. Dilemma perché i social sono nati per riunire le persone, facilitare la vita e migliorare l’economia, tutte cose che in larga misura hanno fatto e seguitano a fare molto bene. Ma una lapidaria citazione di Sofocle ci ricorda che “nulla che sia grande entra nella vita dei mortali senza una maledizione” e nel docufilm testimoni dell’apocalisse digitale sono i creativi di Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter, riuniti per lanciare un agghiacciante allarme.

After 2

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Erano davvero altri tempi: al cinema negli anni Novanta per noi ragazzine in subbuglio ormonale c’erano soltanto i pur ragguardevoli muscoli di Patrick Swayze durante i suoi balli proibiti – un erotismo casto come le mutandine di Baby che tradivano la non nudità degli attori durante le scene di passione, ma quanti batticuori, quante emozioni. Non so se alle adolescenti di oggi faccia lo stesso effetto il sedere adamitico di Hero Fiennes Tiffin, il bello e dannato Harding di “After 2”, che in questo secondo capitolo della saga impegna tre quarti della durata del film a fare l’amore con la sua Tessa (Josephine Langford). 

A chi fa bene il Wellness

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Attenzione, ciò che arriva dalla natura non è buono in modo assoluto: se usato nel modo sbagliato può fare molti danni. La nuova serie Netflix “A chi fa bene il wellness” suscita una certa suggestione in chi è attratto da olistica, medicina alternativa, biocosmesi e diete zen (ed è chiaro come lo scopo sia esattamente questo). 

Curon

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Questo mio articolo sul debutto della serie tv Netflix "Curon", diretta da Fabio Mollo e Lyda Patitucci, è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud