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Visualizzazione dei post con l'etichetta commedia

Betty la Fea la historia continua

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Quando amiamo i personaggi di una serie tv, li consideriamo amici. E come con gli amici, li vogliamo accanto anche nel tempo. L’avevo già scritto a proposito di Sex and The City. Il ritorno delle amiche con le rughe, i capelli bianchi o il botulino non mi ha intristita: perché mai non dovrebbero invecchiare e perché mai non dovremmo essere felici di avere loro notizie dopo anni di assenza? Contesto, semmai, quell’assurda defezione di Samantha. Amiche sì, ma non quelle della vita vera, un mondo reale e spietato capace di separare le persone che si amano per futili motivi: non scherziamo, Carrie e Sam non avrebbero mai litigato fino a cancellarsi a vicenda – questa favoletta dell’amicizia eterna in quell’ideale bolla newyorkese almeno lasciatecela.

Licorice Pizza

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Sono tra i pochi a non aver adorato “Licorice pizza”, nonostante sia oggettivamente un film bello e fatto benissimo. Il mio problema credo sia aver subito captato come questo osannatissimo di Paul Thomas Anderson (regista che mi piace molto, preciso) non sia una storia per giovani, come si potrebbe pensare in superficie, e neanche per quelli della mia generazione. Non ha un target, insomma – e questo indubbiamente è un merito. Ma a complicare le cose aggiungo che non è neanche un’opera universale – che significherebbe la fine di ogni pretenziosa elucubrazione, il grande obiettivo dell’arte capace, per citare un fulgido esempio, di far versare fiumi di lacrime un eterosessuale cis nella scena di “Tutto su mio madre” dove una trans paludata con parruccona, tacchi a spillo e trucco volgare, piange su una tomba.

Di "Altrimenti ci arrabbiamo" ce n'è uno solo

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Ci sono remake e sequel inutili, che nascono già votati a un inesorabile flop. Non è un fatto di lesa maestà né di oggettiva impossibilità di replicare un’opera magari perfetta o unica.  Gus Van Sant, ad esempio, rifece magistralmente “Psycho”, capolavoro di Hitchcock, nell’unico modo giusto, cioè copiando pedissequamente (e con la doverosa, solenne venerazione) ogni singola inquadratura, ma mettendoci di suo soltanto l’effetto spiazzante del colore – il sangue rosso, che figata assoluta vederlo per la prima volta nella scena cult della doccia!

Il capo perfetto

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Premessa cinica ma oggettiva: un po’ tutti quelli che abbiano mai lavorato nel privato riconosceranno in modo inequivocabile situazioni e personaggi di “Il capo perfetto”, film di Fernando Leòn de Aranoa scelto per rappresentare la Spagna agli Oscar. 

Vita da Carlo

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Tutti rivogliono i suoi personaggi ma lo abbiamo sempre saputo che il Verdone reale è più irresistibile di ogni Furio o Leo. Un sacco bello nella sua summa di angosce, ipocondrie, leggerezza e malinconia, che adesso il regista romano racconta senza filtri nella serie Amazon Original “Vita da Carlo”, dove mette in scena un ritratto privato che anche quando lo vorrebbe non può mai evadere dalla ribalta pubblica. 

Abbi fede

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La mia recensione sul film "Abbi fede" di Giorgio Pasotti, già pubblicata sul Quotidiano del Sud  

Il matrimonio più sconvolgente della storia

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Questo mio articolo sul film "Il matrimonio più sconvolgente della storia" di Demetrio Casile è stato pubblicato oggi sul Quotidiano del Sud  

Parasite

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Scene di lotta di classe in una Corea del Sud surreale che, fino a poco più di un mese fa, all’epoca del trionfo agli Oscar di “Parasite”, sembrava narrata in futuro distopico. A vederlo oggi, in piena quarantena da Covid-19, questo film di Bong Joon-ho che merita tutti i premi guadagnati (i più importanti, oltre le quattro principali statuette dell’Academy, sono la Palma d’Oro, un Cesar, un Golden Globe e un David) appare un po’ meno fantascienza e ben più vicino a una contemporaneità da incubo in cui la vita è un incessante e spietato palio sociale tra gli esseri umani. Oggetto del desiderio non è la sopravvivenza tout court ma l’elevazione di status, lo scatto evolutivo di ceto e la conseguente esibizione di sfarzo come riconoscimento pubblico dello “strappo” evidente da quelli che restano giù, nei bassifondi.