Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema

The Substance

Immagine
Per una casualità ho visto questo film poche ore dopo essere stata all’inaugurazione di una piazza della mia città demolita e totalmente rifatta. Una piazza storica e da tempo abbandonata nel degrado, che è stata rasa al suolo e oggi, nuova e impeccabile, è magnificata dagli amministratori proprio per questo.

Familia

Immagine
Più il cinema racconta la violenza di genere e i femminicidi, rappresentandola o facendola vedere, meglio è. Ovviamente la differenza è il come, in un terreno minato dove l’immagine o la parola sbagliata possono fare danni e alimentare tutto l’apparato sociale e psicologico che ne è all’origine. Il patriarcato, parola invisa ormai più dell’ingiustamente vituperata resilienza, ma che rimane bolla elastica e indistruttibile del fenomeno: era l’ambientazione di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi ed è anche letteralmente il tema centrale del bellissimo film di Francesco Costabile “Familia”. Una storia agghiacciante e verissima che parla di padri e del male che possono infliggere ai figli, con ferite spesso inguaribili fino alla rovina assoluta o la morte.

Kinds of Kindness

Immagine
C’è un po’ di tutto quello che abbiamo visto finora di Yorgos Lanthimos in “Kinds of Kindness”, ultimo film del regista greco con la musa Emma Stone, qui affiancata da Willem Defoe, Jesse Plemons e Margaret Qualley (altra attrice feticcio del cineasta ellenico).

Povere creature!

Immagine
Finalmente siamo riusciti a vedere anche in Italia “Povere creature!” di Yorgos Lanthimos, e adesso tutti vogliamo parlarne. Campione di botteghino annunciato, questa smania di commentarlo, consigliarlo, dirsene entusiasti o delusi, è di per sé un successo per il regista greco.

Anatomia di una caduta

Immagine
Sembra di essere dentro le pagine di un libro di Durrenmatt, invece è un film per il quale non a sproposito è stata usata la parola capolavoro. Dopo la palma d’oro a Cannes e il reminder alla Festa del cinema di Roma, “Anatomia di una caduta” di Justine Trier finalmente arriva nelle sale italiane con la fama di thriller psicologico – che ci sta, acchiappa ed è un’astuzia pubblicitaria comprensibile contro il rischio che un film con aura di femminismo e suggestioni letterarie potesse allontanare un pubblico che in gran parte non ha mai troppa voglia di tematiche impegnative e soprattutto di farsi avviluppare in pensieri angosciosi.

Barbie

Immagine
Anche Greta Gerwig da bambina ha giocato con Barbie, come me e tante donne della mia generazione, che credo sia stata quella del passaggio più lungo dall’infanzia all’adolescenza, dove la comfort zone delle bambole è stata dilatata e difficile da abbandonare. 

Mixed by Erry

Immagine
Se qualcuno che è stato ragazzo negli anni Novanta ascoltavo nelle cuffiette del mitico “gelosino” una cassetta con brani a richiesta realizzata dall’amico che se ne intendeva di tecnologia, se una di noi ex adolescenti ha ricevuto in dono quella musica artigianale dal tipo che le faceva il filo (sì, qui crush non c’entra niente, è questo il gergo giovanile giusto per l’argomento), è stato grazie al leggendario dj Erry, l’inventore dei nastri contraffatti.

Il sol dell'avvenire

Immagine
Sarebbe bello se l’umanità capisse che di un luminoso “Sol dell’avvenire” abbiamo davvero bisogno tutti perché nessuno può essere felice se gli altri non lo sono. Nanni Moretti lo dice in modo emozionante, visionario e romantico nel suo nuovo film che ha scelto come titolo una delle più belle simbologie del comunismo. Il sole nascente svela il giorno in cui ingiustizie e diseguaglianze sono state eliminate da un’umanità unita, un futuro che la meravigliosa utopia di Marx e Engels indicava come strada reale da seguire per un altro mondo possibile. 

Gli spiriti dell'isola

Immagine
L’incipit di “Gli spiriti dell’isola” è scioccante e surreale. Vediamo Padraic passare come ogni giorno da casa dell’amico Colm per andare insieme al pub ma l’altro non gli rivolge la parola e lo ignora come se fosse invisibile. Vediamo quella scena, sottolineata da un’ipnotica melodia di canti celtici, e pensiamo che nella vita vera queste cose non accadono e comunque non così.

Women Talking

Immagine
E’ luminoso e insieme lancinante il finale di “Women talking”, bellissimo film di Sarah Polley nella cinquina dei candidati all’Oscar. Nell’ultimo fotogramma – che non rivelerò – è racchiusa la speranza di un altro mondo possibile per le donne, edificato da loro stesse liberandosi con le unghie sanguinanti conficcate nella terra, gli occhi tumefatti, i brutali lividi delle violenze. Speranza, ma anche disillusione: qualsiasi donna veda il film sentirà fortissima questa morsa nelle viscere perché non ce l’abbiamo ancora fatta a garantire alle nostre figlie che il loro futuro sarà diverso.

The Whale

Immagine
Quando la scena arriva, lo capiamo subito quello che sta accadendo, ma ormai siamo lì, colpiti dallo spannung in modo violentissimo e scioccante. Vediamo l’obeso Charlie ingurgitare cibo riempiendo il suo corpo gonfio e agonizzante con altro veleno.

Niente mostri né vittime in prima pagina

Immagine
Quando ero un’adolescente avevo sentito parlare del massacro del Circeo, come tutti. Sapevo che erano state uccise due ragazze dopo giorni di sevizie dentro una villa e l’idea mi terrorizzava tanto da non aver mai voluto conoscere nel dettaglio cosa fosse accaduto. Il solo pensiero di quello che avevano potuto subire due vittime totalmente alla mercé di aguzzini che le avevano sequestrate programmando di torturarle fino alla morte mi scioccava, ricordo che persino il nome di quella località di mare in provincia di Latina – nota meta di ferie estive – la associavo al delitto e mi faceva un’impressione tremenda, come se fosse ormai infestata dai fantasmi di quei corpi martoriati.

"Bones and all" e "Il prodigio", fame d'amore

Immagine
Cosa rappresentano il cibo e il nutrimento nelle relazioni affettive? Che c’entrino moltissimo gli uni con gli altri ce lo insegna l’esperienza straziante dei disturbi alimentari. In questi giorni si parla di fame d’amore, in modo molto diverso ma affine, in due bellissimi film. 

Blonde

Immagine
Nulla nuoce a un film quanto un’aspettativa delusa, ma nel caso di “Blonde” pensare di trovarsi davanti a un classico biopic con atmosfere hollywoodiane e glamour è persino fuori luogo, se si ricorda che il film di Andrew Dominik è tratto dall’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates, dove si fanno sconfinare i fatti documentati nelle teorie complottiste su Marilyn e con una buona dose di licenza poetica.

L'immensità

Immagine
Un campionario di solitudini e tutte le gradazioni d’infelicità che si possono provare in una famiglia. “L’immensità” di Emanuele Crialese è un’opera dolorosa ed emozionante, che forse non sarebbe così bello se non ci fossero Penelope Cruz intensissima e di una bellezza mozzafiato, e la sorprendente tredicenne Luana Giuliani.

Il signore delle formiche

Immagine
Questa mia recensione del film "Il signore delle formiche" di Gianni Amelio è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud

Dialetto calabrese, purezza e complesso d'inferiorità

Immagine
Questo mio articolo sul rapporto tra i calabresi e il loro dialetto è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud

La famiglia Belier

Immagine
“Coda” ha vinto l’Oscar, “La famiglia Belier” il premio di media portata Salamandre d’Or, ma all’epoca (era il 2014) la commedia di Eric Lartigau non era stata minimamente calcolato dalla stessa Academy che quest’anno ha fatto trionfare un film gemello. Remake molto fedele tranne le ovvie differenze di ambientazione (nel primo c’era una famiglia di allevatori, nel secondo si tratta di pescatori), “Coda” è tuttavia molto diverso dall’originale. La differenza è quella che sempre esiste tra un film europeo e uno americano – due pianeti sideralmente opposti, e si vede. Troppo poco forse per ignorare il primo ed osannare il secondo.

Arancia Meccanica tra Burgess e Kubrick

Immagine
Questo mio contributo sul doppio anniversario di Arancia Meccanica è stato pubblicato nell'inserto culturale Mimì del Quotidiano del Sud L'altra voce dell'Italia

Coda - I segni del cuore

Immagine
“Coda” non ha la passione tumultuosa di “Figli di un Dio minore”, ma in questo film che per l’Academy è il migliore dell’anno emoziona molto rivedere Marlee Matlin in un ruolo simile a quello che le valse l’Oscar nel 1986. Allora recitava accanto a William Hurt (altro colpo al cuore), adesso l’attrice 56enne è una madre sordomuta nel rifacimento del francese “La famiglia Belier”, oggi diretto da Sian Heder, la storia di una ragazza unica udente in una casa di sordomuti (il titolo è infatti l’acronimo di “Children of Deaf Adults”, figli di genitori sordi).