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Barcelona realizza il sogno di Gaudì e tocca il cielo

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Questo mio commento sull'inaugurazione della torre di Jesuscrist della Sagrada Familia di Barcelona è stato pubblicato su Today.it Guardarsi attorno è il gesto più frequente di chi visita a Barcellona, di chi ci vive. Tutto quello che l’occhio riesce a catturare svela bellezza, passione e un’irrisolvibile contraddizione tra gioia e dolore connaturata all’umanità. La Sagrada Familia è visibile da ogni parte della città, quasi un’apparizione marziana: così bella e imponente da non sembrare vera neanche quando si arriva davanti a una delle maestose facciate. E per capirlo si deve alzare lo sguardo. “Alça la mirada” è proprio l’invito che ha fatto da claim all’evento della benedizione della torre di Gesù Cristo, culmine della visita di papa Leone XIV in Spagna. Il Santo Padre non l’aveva mai vista, ma guardando in alto con lo stesso stupore della prima volta l’hanno ammirata pure il re Felipe e la regina Letizia, il premier spagnolo Pedro Sanchez e il presidente della generalitat catal...

Sagrada Familia e Antoni Gaudì, l'eterno sogno del Venerabile architetto di Dio

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Questo mio reportage sulla Sagrada Familia di Antoni Gaudi è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud L'Altra Voce dell'Italia per l'inserto domenicale Mimì, con foto realizzate da me esclusiva. Si racconta che chi lavora alla costruzione della Sagrada Familia abbia il desiderio che il cantiere non chiuda mai. Si avvererebbe così un proposito dello stesso Antoni Gaudì: “La chiesa è un’opera posta nelle mani di Dio e affidata al popolo, che vi trova riflesso il suo modo di essere”. L’abbiamo sempre vista crisalide in un bozzolo industriale che non è anomalia ma contaminazione, immune dalla bruttezza delle incompiute. L’ammissione dei visitatori in costanza dei lavori, caso unico al mondo, esprime il senso dell’eterno che ispira menti e braccia al servizio del progetto, metafora della Provvidenza che lo guida. “Non vorrei terminare io i lavori – confidava il grande catalano – L’opera di un solo uomo è misera e morta già alla nascita”. Annunciata la totale conclusione per il ce...

The Substance

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Per una casualità ho visto questo film poche ore dopo essere stata all’inaugurazione di una piazza della mia città demolita e totalmente rifatta. Una piazza storica e da tempo abbandonata nel degrado, che è stata rasa al suolo e oggi, nuova e impeccabile, è magnificata dagli amministratori proprio per questo.

Familia

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Più il cinema racconta la violenza di genere e i femminicidi, rappresentandola o facendola vedere, meglio è. Ovviamente la differenza è il come, in un terreno minato dove l’immagine o la parola sbagliata possono fare danni e alimentare tutto l’apparato sociale e psicologico che ne è all’origine. Il patriarcato, parola invisa ormai più dell’ingiustamente vituperata resilienza, ma che rimane bolla elastica e indistruttibile del fenomeno: era l’ambientazione di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi ed è anche letteralmente il tema centrale del bellissimo film di Francesco Costabile “Familia”. Una storia agghiacciante e verissima che parla di padri e del male che possono infliggere ai figli, con ferite spesso inguaribili fino alla rovina assoluta o la morte.

Betty la Fea la historia continua

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Quando amiamo i personaggi di una serie tv, li consideriamo amici. E come con gli amici, li vogliamo accanto anche nel tempo. L’avevo già scritto a proposito di Sex and The City. Il ritorno delle amiche con le rughe, i capelli bianchi o il botulino non mi ha intristita: perché mai non dovrebbero invecchiare e perché mai non dovremmo essere felici di avere loro notizie dopo anni di assenza? Contesto, semmai, quell’assurda defezione di Samantha. Amiche sì, ma non quelle della vita vera, un mondo reale e spietato capace di separare le persone che si amano per futili motivi: non scherziamo, Carrie e Sam non avrebbero mai litigato fino a cancellarsi a vicenda – questa favoletta dell’amicizia eterna in quell’ideale bolla newyorkese almeno lasciatecela.

Kinds of Kindness

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C’è un po’ di tutto quello che abbiamo visto finora di Yorgos Lanthimos in “Kinds of Kindness”, ultimo film del regista greco con la musa Emma Stone, qui affiancata da Willem Defoe, Jesse Plemons e Margaret Qualley (altra attrice feticcio del cineasta ellenico).

Baby Reindeer

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Una volta, parlando di un’altra persona, un amico mi disse che quello aveva proprio l’aspetto di uno che eccetera eccetera. Un’altra volta dissero qualcosa di simile su di me – però direttamente a me, e lo apprezzai – cioè che io davo l’impressione di essere una persona facile da sopraffare. Ma il concetto per qualcun altro si declinava in modo diverso: io appaio come una persona spesso in difficoltà e che però ispira voglia di proteggerla, andare in suo soccorso. Aggiungendo che la mia è una caratteristica molto femminile con doppia interpretazione – da una parte attraente, dall’altra capace di far leva su una sorta di gattamortismo ovviamente fintissimo e con finalità opportunistiche. Sono considerazioni emerse dalla mia memoria dopo aver visto la serie tv Netflix “Baby Reindeer”, e che mi hanno fatto pensare che quelle catalogazioni di persone (spesso su lombrosiane caratteristiche fisiche ma anche basate su posture, movenze, gestualità e timbro di voce) traducono ciò che il protago...

Otto Marzo, appunti sparsi dall'anno 2024 delle donne

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Appunti sparsi sull'Otto Marzo. Mai come quest'anno mi sono accorta della doppia lettura obbligata di questa data, binari paralleli che c'entrano poco o nulla con le origini della Giornata internazionale della donna. Ed ecco il poco e il nulla.

Povere creature!

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Finalmente siamo riusciti a vedere anche in Italia “Povere creature!” di Yorgos Lanthimos, e adesso tutti vogliamo parlarne. Campione di botteghino annunciato, questa smania di commentarlo, consigliarlo, dirsene entusiasti o delusi, è di per sé un successo per il regista greco.

Anatomia di una caduta

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Sembra di essere dentro le pagine di un libro di Durrenmatt, invece è un film per il quale non a sproposito è stata usata la parola capolavoro. Dopo la palma d’oro a Cannes e il reminder alla Festa del cinema di Roma, “Anatomia di una caduta” di Justine Trier finalmente arriva nelle sale italiane con la fama di thriller psicologico – che ci sta, acchiappa ed è un’astuzia pubblicitaria comprensibile contro il rischio che un film con aura di femminismo e suggestioni letterarie potesse allontanare un pubblico che in gran parte non ha mai troppa voglia di tematiche impegnative e soprattutto di farsi avviluppare in pensieri angosciosi.

Di violenza, genitori, figli e donne sotto accusa

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Chi scrive ha urgenza di conoscere, capire, entrare nelle pieghe dell’umanità. Sono andata a guardare i profili social dei ragazzi del branco di Palermo, e in quello del più giovane ho cercato a ritroso nelle foto del passato.

Barbie

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Anche Greta Gerwig da bambina ha giocato con Barbie, come me e tante donne della mia generazione, che credo sia stata quella del passaggio più lungo dall’infanzia all’adolescenza, dove la comfort zone delle bambole è stata dilatata e difficile da abbandonare. 

Mixed by Erry

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Se qualcuno che è stato ragazzo negli anni Novanta ascoltavo nelle cuffiette del mitico “gelosino” una cassetta con brani a richiesta realizzata dall’amico che se ne intendeva di tecnologia, se una di noi ex adolescenti ha ricevuto in dono quella musica artigianale dal tipo che le faceva il filo (sì, qui crush non c’entra niente, è questo il gergo giovanile giusto per l’argomento), è stato grazie al leggendario dj Erry, l’inventore dei nastri contraffatti.

Tina & Tin

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La maternità non è mai stata così horror come in “Tina & Tin”, film spagnolo di Rubin Stein che era già un piccolo capolavoro di genere nella versione cortometraggio diretta dallo stesso regista. Il filone è collaudato (da “La mano sulla culla”, archetipo di una folla di tate assassine guidate da traumi di gravidanze fallite, al visionario “Madre!” di Darren Aronofsky) ma qui c’è un abbinamento particolarmente esplosivo, che lega con un filo rosso asfissiante la condizione materna e la religione, in un coacervo di sensi di colpa, obblighi sacrificali, miracoli e punizioni.

Judy Blume Forever

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Le preadolescenti di oggi non ci crederanno ma c’è stato un tempo in cui le loro coetanee parlavano di mestruazioni come in una società segreta e del ciclo sapevano soltanto quello che dicevano le amiche o sorelle maggiori.

Il sol dell'avvenire

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Sarebbe bello se l’umanità capisse che di un luminoso “Sol dell’avvenire” abbiamo davvero bisogno tutti perché nessuno può essere felice se gli altri non lo sono. Nanni Moretti lo dice in modo emozionante, visionario e romantico nel suo nuovo film che ha scelto come titolo una delle più belle simbologie del comunismo. Il sole nascente svela il giorno in cui ingiustizie e diseguaglianze sono state eliminate da un’umanità unita, un futuro che la meravigliosa utopia di Marx e Engels indicava come strada reale da seguire per un altro mondo possibile. 

Gli spiriti dell'isola

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L’incipit di “Gli spiriti dell’isola” è scioccante e surreale. Vediamo Padraic passare come ogni giorno da casa dell’amico Colm per andare insieme al pub ma l’altro non gli rivolge la parola e lo ignora come se fosse invisibile. Vediamo quella scena, sottolineata da un’ipnotica melodia di canti celtici, e pensiamo che nella vita vera queste cose non accadono e comunque non così.

Women Talking

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E’ luminoso e insieme lancinante il finale di “Women talking”, bellissimo film di Sarah Polley nella cinquina dei candidati all’Oscar. Nell’ultimo fotogramma – che non rivelerò – è racchiusa la speranza di un altro mondo possibile per le donne, edificato da loro stesse liberandosi con le unghie sanguinanti conficcate nella terra, gli occhi tumefatti, i brutali lividi delle violenze. Speranza, ma anche disillusione: qualsiasi donna veda il film sentirà fortissima questa morsa nelle viscere perché non ce l’abbiamo ancora fatta a garantire alle nostre figlie che il loro futuro sarà diverso.

The Whale

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Quando la scena arriva, lo capiamo subito quello che sta accadendo, ma ormai siamo lì, colpiti dallo spannung in modo violentissimo e scioccante. Vediamo l’obeso Charlie ingurgitare cibo riempiendo il suo corpo gonfio e agonizzante con altro veleno.

I monologhi di Sanremo li facciamo ogni giorno anche noi sui social

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Chiara Ferragni, la più bersagliata, è ricca e famosa, ed è meglio se stia zitta. Paola Egonu è una privilegiata perché è una cittadina italiana e non è arrivata sui barconi. Chiara Francini ha parlato delle donne non madri come se fossero minus habens facendo capire che quel giudizio sociale l’ha ferita. Fatti suoi, fatti loro.