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Visualizzazione dei post con l'etichetta femminismo

Otto Marzo, appunti sparsi dall'anno 2024 delle donne

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Appunti sparsi sull'Otto Marzo. Mai come quest'anno mi sono accorta della doppia lettura obbligata di questa data, binari paralleli che c'entrano poco o nulla con le origini della Giornata internazionale della donna. Ed ecco il poco e il nulla.

Povere creature!

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Finalmente siamo riusciti a vedere anche in Italia “Povere creature!” di Yorgos Lanthimos, e adesso tutti vogliamo parlarne. Campione di botteghino annunciato, questa smania di commentarlo, consigliarlo, dirsene entusiasti o delusi, è di per sé un successo per il regista greco.

Anatomia di una caduta

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Sembra di essere dentro le pagine di un libro di Durrenmatt, invece è un film per il quale non a sproposito è stata usata la parola capolavoro. Dopo la palma d’oro a Cannes e il reminder alla Festa del cinema di Roma, “Anatomia di una caduta” di Justine Trier finalmente arriva nelle sale italiane con la fama di thriller psicologico – che ci sta, acchiappa ed è un’astuzia pubblicitaria comprensibile contro il rischio che un film con aura di femminismo e suggestioni letterarie potesse allontanare un pubblico che in gran parte non ha mai troppa voglia di tematiche impegnative e soprattutto di farsi avviluppare in pensieri angosciosi.

Barbie

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Anche Greta Gerwig da bambina ha giocato con Barbie, come me e tante donne della mia generazione, che credo sia stata quella del passaggio più lungo dall’infanzia all’adolescenza, dove la comfort zone delle bambole è stata dilatata e difficile da abbandonare. 

Tutte Shakira contro gli stereotipi femminili di C'è posta per te

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Anche i vip piangono, ma Shakira ribalta la situazione. “Le donne fatturano”, in questa strofa della canzone-tormentone in cui si mandano veementi frecciate all’ex Piqué che l’ha lasciata per un’altra è racchiusa la rivoluzione di uno stereotipo femminile ancora duro a morire.

Otto marzo, niente guerra siamo donne

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Nei conflitti tra greci e barbari, le donne degli sconfitti venivano fatte schiave come trofeo di vittoria, una sorte che accomunava plebee, nobili e principesse. Millenni dopo sarebbero arrivati lo ius primae noctis e gli stupri di guerra. Oggi che tornano a piovere le bombe, le donne assurgono a emblema pacifista contro una mentalità bellica tradizionalmente virile. Sì, lo sappiamo, le poche signore al governo non sono state damine ma ferree e spesso spregiudicate – è il potere, bellezza, quel meccanismo che se non sei abbastanza iena non lo reggi e soccombi. Ma sappiamo altrettanto bene che con donne alle guida delle superpotenze mondiali certe guerre non sarebbero mai iniziate. Eppure non è di una santificazione (che odora molto di subdolo stereotipo) che abbiamo bisogno.

Monica Vitti, noi donne siamo fatte così

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I vari omaggi dopo la scomparsa di Monica Vitti ne hanno celebrato il grande talento, il fascino, i suoi indimenticabili film. Ma di questa straordinaria attrice si è ricordata anche la personalità di donna, alludendo a una lezione di femminismo da parte di colei che sul grande schermo sdoganò la sessualità libera, la demolizione dei tabù di costume, il tradimento praticato senza falsi perbenismi anche dall’altra metà del cielo, la sessualità libera.

Le "Streghe" di Brenda Lozano

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Per conoscersi, una donna deve conoscere tutte le altre. Ma la sorellanza di “Streghe” , romanzo di Brenda Lozano e prima pubblicazione in Italia della scrittrice messicana (per Alter Ego), è diversa da quelle a cui ci ha abituato la letteratura femminista militante. 

Tutto ciò che sono

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Avvertenza a chi leggerà: qui parliamo di un libro, “Tutto ciò che sono” di Ilaria Di Roberto , ma stavolta l’autrice - che è bravissima e ben merita questo titolo - sarà chiamata per nome, senza il consueto distacco tra recensore e recensito. Perché nella sua seconda opera letteraria, appena pubblicata per Europa edizioni (la prima era stata il monologo poetico “Anima”), Ilaria si rivolge non a semplici lettori ma a tutte le donne come solidali sorelle. 

Perché la Spigolatrice non può essere soltanto un bel corpo di donna

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  Per favore, non scomodiamo il David di Michelangelo gridando alla censura. Il caso della statua della Spigolatrice di Sapri non è un attacco alla libertà di espressione creativa: nessun papa e nessuna femminista ordineranno di dipingere pudici mutandoni su quelle natiche svelate dal drappeggio dell’abito. Lo scultore Emanuele Stifano ha immaginato così – liberamente appunto – il celebre personaggio della poesia di Luigi Mercantini, la ragazza che interrompeva il duro lavoro nei campi rapita dall’arrivo via mare dei patrioti guidati da Carlo Pisacane.  L’artista ha spiegato di non voler rappresentare una popolana ma la fiera emozione di un momento, quello in cui la donna, fino ad allora avvezza solo a sgobbare, si elevava a più nobili sentimenti di ribellione e indipendenza, osservando estatica i trecento “giovani e forti” pronti a morire per liberare l’Italia dai Borboni.

"Transito", Aixa de la Cruz cambia idea

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Ripropongo qui la mia recensione di "Transito"  di Aixa de la Cruz, edito da Giulio Perrone , pubblicata sul Quotidiano del Sud

Chiara Ferragni, icona femminista

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Per molta gente continua ad essere una biondina già ricca di suo che ha fatto i soldi postando scemenze su Instagram, ma Chiara Ferragni è tutto tranne una strafiga viziata senza cervello. E insomma, ora lo dico. Sto parlando di femminismo, addirittura. Sì, alla fine proprio Chiara - quella che non è chiaro a nessuno che lavoro faccia tranne postare selfie chiappe al vento - è la più femminista di tutte e non perché ogni tanto se lo scrive sulle t-shirt. Non è un fatto dell'ultima ora, sebbene la Ferry stia oggi vivendo un nuovo, strepitoso balzo in avanti di popolarità dopo la nascita della tenerissima Vittoria. Era sempre lei l'idolo assoluto del girl power, fresca mogliettina, a mandare al diavolo Fedez quando il rapper ironizzava sulle sue camicie spiegazzate. "Io non stiro", rispose definitiva Chiara, e per me fu mito assoluto. 

Alice femminista e sognatrice, regina dell'8 marzo

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La mia donna del cuore di questo 8 marzo è Alice nel Paese delle Meraviglie. La adoro, tanto da aver dato questo nome a mia figlia (sì, nel mio caso è proprio per la fiaba, non per De Gregori). La fantastica protagonista dei romanzi di Lewis Carroll può ben essere simbolo di questa giornata perché – tutt’altro che impropriamente - è un’antesignana della consapevolezza femminista. 

Donne dell'anima mia

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Non abbandonare mai il coraggio dei sogni, in ogni età e condizione sociale. Non tacere, anzi parlare e scrivere tanto, ma alzando la voce, ché le rivoluzioni non si fanno con la gentilezza. Il femminismo secondo Isabel Allende è un corale abbraccio alle “Donne dell’anima mia” , protagoniste dell’ultimo libro della scrittrice cilena, edito in Italia da Feltrinelli. Alle soglie degli ottanta, Isabel è una signora radiosa e precisa subito che è merito dell’amore: a compiere il miracolo è stato il terzo e attuale marito, Roger, uno dei pochi uomini, insieme a Ramon (compagno della madre, chiamato con affetto familiare zio) e nonno Augustin, che in questo libro divide la scena con un universo di donne diversissime tra loro e ugualmente meravigliose.

La figlia unica

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Leggendo “La figlia unica” di Guadalupe Nettel mi sono venute in mente le donne multitasking. Mogli e madri che lavorano, sono fisicamente in forma, tengono la casa pulita come uno specchio, cucinano da Dio comprese torte da alta pasticceria e tirano su figli impeccabili. Le ho sempre ammirate, non essendo io capace di tanta abilità. Ma mentre leggevo il romanzo di Nettel (edito da La Nuova Frontiera ) ho pensato che queste donne non sono da emulare – non perché non sia bello o importante fare tutte queste cose, e bene: certo che lo è. Però esaltare questa perfezione (come ho sempre sinceramente fatto io) equivale a sminuire chi così non è per indole, minori qualità e, non in ultimo, magari perché non vuole. Agli uomini questa pluricompetenza non è mai interessata: quelli che oggi riescono a portare avanti la carriera e pure cucinare e cambiare pannolini non sono modelli per il loro genere, ma persone che lo scelgono. Mentre gli altri – i maschi eccellenti professionisti ma disordinati...

La spettabile F.

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Questo mio articolo sul libro "La spettabile F." di Luca Scarpelli, in cui si racconta la storia del licenziamento della mamma lavoratrice Sara Guerriero, è stato pubblicato oggi sul Quotidiano del Sud , 

Contro i figli

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Lina Meruane non è la prima autrice che osi profanare il divino concetto di maternità. “Contro i figli”, pamphlet della scrittrice cilena tradotto in Italia grazie a La Nuova Frontiera, va dritto al punto azzerando qualunque orpello politicamente corretto. La sua posizione ultrafemminista è dichiarata, ribadita ad ogni pagina senza possibilità di equivoci – il libro è una riedizione aggiornata del testo già pubblicato da Meruane nel 2014, il cui piatto forte è l’analisi critica (e sfacciatamente non imparziale) di un excursus esauriente sulle donne nella società occidentale del XXI secolo. Cuore pulsante di questo modello familiare di radici arcaiche è l’inviolabilità dell’istinto materno e la sua concreta realizzazione lungo tutto l’arco dell’esistenza femminile. In tante avevano già intinto sdegnate penne in una militanza dura contro quello che, nei fatti, travestito da senso di sacralità del grembo, ha rappresentato per anni uno strumento di sottomissione – o almeno di dislivell...