Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta donne

The Substance

Immagine
Per una casualità ho visto questo film poche ore dopo essere stata all’inaugurazione di una piazza della mia città demolita e totalmente rifatta. Una piazza storica e da tempo abbandonata nel degrado, che è stata rasa al suolo e oggi, nuova e impeccabile, è magnificata dagli amministratori proprio per questo.

Betty la Fea la historia continua

Immagine
Quando amiamo i personaggi di una serie tv, li consideriamo amici. E come con gli amici, li vogliamo accanto anche nel tempo. L’avevo già scritto a proposito di Sex and The City. Il ritorno delle amiche con le rughe, i capelli bianchi o il botulino non mi ha intristita: perché mai non dovrebbero invecchiare e perché mai non dovremmo essere felici di avere loro notizie dopo anni di assenza? Contesto, semmai, quell’assurda defezione di Samantha. Amiche sì, ma non quelle della vita vera, un mondo reale e spietato capace di separare le persone che si amano per futili motivi: non scherziamo, Carrie e Sam non avrebbero mai litigato fino a cancellarsi a vicenda – questa favoletta dell’amicizia eterna in quell’ideale bolla newyorkese almeno lasciatecela.

Otto Marzo, appunti sparsi dall'anno 2024 delle donne

Immagine
Appunti sparsi sull'Otto Marzo. Mai come quest'anno mi sono accorta della doppia lettura obbligata di questa data, binari paralleli che c'entrano poco o nulla con le origini della Giornata internazionale della donna. Ed ecco il poco e il nulla.

Povere creature!

Immagine
Finalmente siamo riusciti a vedere anche in Italia “Povere creature!” di Yorgos Lanthimos, e adesso tutti vogliamo parlarne. Campione di botteghino annunciato, questa smania di commentarlo, consigliarlo, dirsene entusiasti o delusi, è di per sé un successo per il regista greco.

Anatomia di una caduta

Immagine
Sembra di essere dentro le pagine di un libro di Durrenmatt, invece è un film per il quale non a sproposito è stata usata la parola capolavoro. Dopo la palma d’oro a Cannes e il reminder alla Festa del cinema di Roma, “Anatomia di una caduta” di Justine Trier finalmente arriva nelle sale italiane con la fama di thriller psicologico – che ci sta, acchiappa ed è un’astuzia pubblicitaria comprensibile contro il rischio che un film con aura di femminismo e suggestioni letterarie potesse allontanare un pubblico che in gran parte non ha mai troppa voglia di tematiche impegnative e soprattutto di farsi avviluppare in pensieri angosciosi.

Di violenza, genitori, figli e donne sotto accusa

Immagine
Chi scrive ha urgenza di conoscere, capire, entrare nelle pieghe dell’umanità. Sono andata a guardare i profili social dei ragazzi del branco di Palermo, e in quello del più giovane ho cercato a ritroso nelle foto del passato.

Barbie

Immagine
Anche Greta Gerwig da bambina ha giocato con Barbie, come me e tante donne della mia generazione, che credo sia stata quella del passaggio più lungo dall’infanzia all’adolescenza, dove la comfort zone delle bambole è stata dilatata e difficile da abbandonare. 

Judy Blume Forever

Immagine
Le preadolescenti di oggi non ci crederanno ma c’è stato un tempo in cui le loro coetanee parlavano di mestruazioni come in una società segreta e del ciclo sapevano soltanto quello che dicevano le amiche o sorelle maggiori.

Women Talking

Immagine
E’ luminoso e insieme lancinante il finale di “Women talking”, bellissimo film di Sarah Polley nella cinquina dei candidati all’Oscar. Nell’ultimo fotogramma – che non rivelerò – è racchiusa la speranza di un altro mondo possibile per le donne, edificato da loro stesse liberandosi con le unghie sanguinanti conficcate nella terra, gli occhi tumefatti, i brutali lividi delle violenze. Speranza, ma anche disillusione: qualsiasi donna veda il film sentirà fortissima questa morsa nelle viscere perché non ce l’abbiamo ancora fatta a garantire alle nostre figlie che il loro futuro sarà diverso.

I monologhi di Sanremo li facciamo ogni giorno anche noi sui social

Immagine
Chiara Ferragni, la più bersagliata, è ricca e famosa, ed è meglio se stia zitta. Paola Egonu è una privilegiata perché è una cittadina italiana e non è arrivata sui barconi. Chiara Francini ha parlato delle donne non madri come se fossero minus habens facendo capire che quel giudizio sociale l’ha ferita. Fatti suoi, fatti loro. 

Tutte Shakira contro gli stereotipi femminili di C'è posta per te

Immagine
Anche i vip piangono, ma Shakira ribalta la situazione. “Le donne fatturano”, in questa strofa della canzone-tormentone in cui si mandano veementi frecciate all’ex Piqué che l’ha lasciata per un’altra è racchiusa la rivoluzione di uno stereotipo femminile ancora duro a morire.

"Bones and all" e "Il prodigio", fame d'amore

Immagine
Cosa rappresentano il cibo e il nutrimento nelle relazioni affettive? Che c’entrino moltissimo gli uni con gli altri ce lo insegna l’esperienza straziante dei disturbi alimentari. In questi giorni si parla di fame d’amore, in modo molto diverso ma affine, in due bellissimi film. 

Blonde

Immagine
Nulla nuoce a un film quanto un’aspettativa delusa, ma nel caso di “Blonde” pensare di trovarsi davanti a un classico biopic con atmosfere hollywoodiane e glamour è persino fuori luogo, se si ricorda che il film di Andrew Dominik è tratto dall’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates, dove si fanno sconfinare i fatti documentati nelle teorie complottiste su Marilyn e con una buona dose di licenza poetica.

Bang Bang Baby

Immagine
Riposto i miei pezzi sulla serie tv Amazon Bang Bang Baby , pubblicati sul Quotidiano del Sud Credit fotografico Amazon Prime

Lasciateci in pace, qualunque sia il nostro corpo

Immagine
E’ una serata di inizio estate, tanti anni fa. Ci sono quattro ragazze in discoteca, tre sono molto carine, la quarta no. Mentre si spostano in gruppo tra il bar, la pista e i divanetti, le ragazze carine si accorgono che l’amica si è fermata con un tipo strafigo. Sono fermi davanti alla ringhiera di una balconata del locale, parlano fitto e si guardano negli occhi. Le ragazze sono sbigottite: la loro amica l’hanno vista sempre single, mai un fidanzato e men che meno un corteggiatore. 

Perché siamo mamme anche se tentate di farci passare la voglia

Immagine
Elisabetta Franchi è stata sul pezzo. Alla vigilia della festa della mamma, la stilista bolognese se ne esce con l’infelice dichiarazione di come nella sua azienda per i ruoli dirigenziali si scelgano soltanto uomini oppure donne rigorosamente over 40 perché a quell’età gli eventuali figli sono già grandi, e, se non ce ne sono, ormai le signore non li faranno più.

Elsa

Immagine
Questa conversazione con Angela Bubba sul suo libro "Elsa" , è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud . La foto principale del post è di Jorge Nobre Alves

La preside e il miraggio di fermare il tempo con un giovane amore

Immagine
Se fossimo nei corridoi del liceo di Capeside, la storia finirebbe con lo studente belloccio e ormai ex sfigato con le ragazze che dopo la confidenza da fanfarone all’amico del cuore paparazzata dal gossip scolastico agli ispettori dichiara cavallerescamente di essersi inventato tutto, per proteggere la fascinosa prof Tamara ed evitarle gogna e licenziamento. Ma qui non è Dawson’s Creek e adolescenti con gli ormoni a mille eppure capaci di custodire il segreto di una passione proibita resistendo alla tentazione della vanteria maschile non esistono. Anzi, uomini capaci di eccetera eccetera non esistono.

Otto marzo, niente guerra siamo donne

Immagine
Nei conflitti tra greci e barbari, le donne degli sconfitti venivano fatte schiave come trofeo di vittoria, una sorte che accomunava plebee, nobili e principesse. Millenni dopo sarebbero arrivati lo ius primae noctis e gli stupri di guerra. Oggi che tornano a piovere le bombe, le donne assurgono a emblema pacifista contro una mentalità bellica tradizionalmente virile. Sì, lo sappiamo, le poche signore al governo non sono state damine ma ferree e spesso spregiudicate – è il potere, bellezza, quel meccanismo che se non sei abbastanza iena non lo reggi e soccombi. Ma sappiamo altrettanto bene che con donne alle guida delle superpotenze mondiali certe guerre non sarebbero mai iniziate. Eppure non è di una santificazione (che odora molto di subdolo stereotipo) che abbiamo bisogno.

Editori a caccia di lettrici tra stereotipi e banalità

Immagine
Questo mio articolo sul target femminile del mercato editoriale è stato pubblicato nell'inserto culturale Mimì del Quotidiano del Sud L'altra Voce dell'Italia