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Monica Vitti, noi donne siamo fatte così

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I vari omaggi dopo la scomparsa di Monica Vitti ne hanno celebrato il grande talento, il fascino, i suoi indimenticabili film. Ma di questa straordinaria attrice si è ricordata anche la personalità di donna, alludendo a una lezione di femminismo da parte di colei che sul grande schermo sdoganò la sessualità libera, la demolizione dei tabù di costume, il tradimento praticato senza falsi perbenismi anche dall’altra metà del cielo, la sessualità libera.

Censura e autocensura, quando le canzoni danno scandalo

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Questo mio articolo è stato pubblicato nell'inserto Mimì del Quotidiano del Sud - L'altra voce dell'Italia

Il buco in testa

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Abbiamo risposto alla violenza con altra violenza… pure la loro lo era, di un tipo diverso ma sempre violenza – dice a Maria l’ex terrorista Guido, che le ha ucciso il padre quando lei non era ancora nata. Parole sconnesse, incerte, dove vibra non il pentimento ma una scia di rabbia consunta. Sono le ataviche contraddizioni degli anni di piombo, raccontate nel film “Il buco in testa” di Antonio Capuano, presentato fuori concorso al Torino Film festival . Capuano s’ispira a un vero fatto di cronaca, l’assassinio del poliziotto Antonio Custra, colpito a morte dal proiettile sparato dall’estremista Mario Ferrandi durante una manifestazione di Autonomia Operaia a Milano, nel 1977. 

Favolacce

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Se è vero che, come scrisse Gilbert Keith Chesterton, le fiabe non insegnano ai bambini che il drago non esiste perché lo sanno già, il roseo epilogo di questa citazione (i draghi possono essere sconfitti) non è altrettanto tale nelle “Favolacce” di Damiano e Fabio D’Innocenzo. L’unico rimando fiabesco del secondo film dei registi e fratelli romani è semmai alla sfumatura nerissima delle storie dei Grimm, chiaramente nella versione originale (l'educorante disneyano è agli antipodi). Rabbia, sadismo, follia degli adulti sono raccontati come in una mitologia dark nella pellicola premiata a Berlino con l’Orso d’argento per la sceneggiatura.