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Visualizzazione dei post con l'etichetta censura

Niente mostri né vittime in prima pagina

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Quando ero un’adolescente avevo sentito parlare del massacro del Circeo, come tutti. Sapevo che erano state uccise due ragazze dopo giorni di sevizie dentro una villa e l’idea mi terrorizzava tanto da non aver mai voluto conoscere nel dettaglio cosa fosse accaduto. Il solo pensiero di quello che avevano potuto subire due vittime totalmente alla mercé di aguzzini che le avevano sequestrate programmando di torturarle fino alla morte mi scioccava, ricordo che persino il nome di quella località di mare in provincia di Latina – nota meta di ferie estive – la associavo al delitto e mi faceva un’impressione tremenda, come se fosse ormai infestata dai fantasmi di quei corpi martoriati.

SuperNature

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Antipatico, grasso e cattivo. E schifosamente ricco. Nello spettacolo SuperNature di Ricky Gervais tutto è sgradevole, a partire da lui, che non fa nulla per rimediare, anzi. Lo stand-up del comico inglese su Netflix è un consapevole compendio di scorrettezze e carognate sotto l’onnipotente ombrello dell’ironia. Ma quando la tocca non certo piano su omosessualità, razzismo, pedofilia, sessismo Gervais non ha nessuna intenzione di giustificarsi.

Arancia Meccanica tra Burgess e Kubrick

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Questo mio contributo sul doppio anniversario di Arancia Meccanica è stato pubblicato nell'inserto culturale Mimì del Quotidiano del Sud L'altra voce dell'Italia

Tinto Brass, una passione libera

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Questa mia recensione del libro " Tinto Brass, una passione libera in forma di autobiografia" , scritto con Caterina Varzi ed edito da Marsilio, è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud

Perché la Spigolatrice non può essere soltanto un bel corpo di donna

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  Per favore, non scomodiamo il David di Michelangelo gridando alla censura. Il caso della statua della Spigolatrice di Sapri non è un attacco alla libertà di espressione creativa: nessun papa e nessuna femminista ordineranno di dipingere pudici mutandoni su quelle natiche svelate dal drappeggio dell’abito. Lo scultore Emanuele Stifano ha immaginato così – liberamente appunto – il celebre personaggio della poesia di Luigi Mercantini, la ragazza che interrompeva il duro lavoro nei campi rapita dall’arrivo via mare dei patrioti guidati da Carlo Pisacane.  L’artista ha spiegato di non voler rappresentare una popolana ma la fiera emozione di un momento, quello in cui la donna, fino ad allora avvezza solo a sgobbare, si elevava a più nobili sentimenti di ribellione e indipendenza, osservando estatica i trecento “giovani e forti” pronti a morire per liberare l’Italia dai Borboni.

Censura e autocensura, quando le canzoni danno scandalo

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Questo mio articolo è stato pubblicato nell'inserto Mimì del Quotidiano del Sud - L'altra voce dell'Italia

Avere vent'anni, la violenza e la punizione delle donne libere

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“Avevo vent’anni…Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”, scrive Paul Nizan nel suo diario di formazione “Aden Arabia” e a questa citazione s’ispira il titolo di “Avere vent’anni” il film di Ferdinando Di Leo, che Torino Film Festival ripropone all’interno della retrospettiva “Back to life”. La pellicola, oggi di culto nella filmografia del controverso regista, era già stata al centro di un omaggio vintage alla Mostra del cinema di Venezia - è uno di quei titoli della lungamente vituperata famiglia dei B movies italiani, che nell'ultimo decennio la critica sta sdoganando. 

Post Truth - Docufilm

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Internet, regno del libero sproloquio, far west di idee e commenti, prateria sconfinata di comunicazione analfabeta in tempo reale. Soprattutto, mefitico terreno di coltura (e conseguente contaminazione globale) delle famigerate fake news. Oggi – attenzione, oggi – fanno più paura di guerre, povertà e terrorismo. Tanto da smuovere Facebook e Google Adsense verso una crociata (benedetta dal governo americano) a colpi di censura pubblicitaria contro la post-truth. Citiamo il ragionier Fantozzi per spiegare con proprietà di linguaggio che: dicesi “post truth” la falsa verità fondata sulla distorta potenza delle emozioni, che pone al centro dell’informazione non i fatti ma la discussione da essa generata. Una locuzione in realtà non nuova, che iniziò a circolare tra i massmediologi negli anni Novanta, ma sembra scoperta ora.. e incollata come etichetta spaventosa esclusivamente al web. Un punto di vista orgogliosamente “folle” sul rapporto tra Internet, fake news e controllo della pubbl...