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Visualizzazione dei post con l'etichetta horror

The Substance

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Per una casualità ho visto questo film poche ore dopo essere stata all’inaugurazione di una piazza della mia città demolita e totalmente rifatta. Una piazza storica e da tempo abbandonata nel degrado, che è stata rasa al suolo e oggi, nuova e impeccabile, è magnificata dagli amministratori proprio per questo.

Tina & Tin

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La maternità non è mai stata così horror come in “Tina & Tin”, film spagnolo di Rubin Stein che era già un piccolo capolavoro di genere nella versione cortometraggio diretta dallo stesso regista. Il filone è collaudato (da “La mano sulla culla”, archetipo di una folla di tate assassine guidate da traumi di gravidanze fallite, al visionario “Madre!” di Darren Aronofsky) ma qui c’è un abbinamento particolarmente esplosivo, che lega con un filo rosso asfissiante la condizione materna e la religione, in un coacervo di sensi di colpa, obblighi sacrificali, miracoli e punizioni.

"Bones and all" e "Il prodigio", fame d'amore

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Cosa rappresentano il cibo e il nutrimento nelle relazioni affettive? Che c’entrino moltissimo gli uni con gli altri ce lo insegna l’esperienza straziante dei disturbi alimentari. In questi giorni si parla di fame d’amore, in modo molto diverso ma affine, in due bellissimi film. 

Black Phone

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“Black Phone” è un cult annunciato che non delude le attese. Rigorosamente per amanti del genere, dove si intende quello dei thriller con venature spaventose e in parallelo quello della letteratura horror. D’autore però, perché stiamo parlando di un regista come Scott Derrickson (“Doctor Strange”; “Sinister”) e uno scrittore come Joe Hill, mezzo pseudonimo del figlio di un certo signor Stephen King.

Spencer

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Sono certa che a Diana sarebbe piaciuto il ritratto di Pablo Larrain nel film intitolato orgogliosamente “Spencer”, come una rivendicazione d’identità, un’appartenenza liberatoria. Un biopic atipico, che si dipana attraverso atmosfere gotiche e persino venature d’orrore, e contamina la realtà storica con l’immaginazione – che qui è tutta contro il destino e a favore di Diana. di quello che aveva desiderato e avrebbe potuto essere se lei ci fosse ancora, oggi tenera nonna e forse donna innamorata e finalmente felice.

A Classic Horror Story

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Questo mio commento sul film Netflix "A Classic Horror Story" è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud

Midsommar

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Il momento per guardare questo film è quello giusto, “Midsommar”, ovvero solstizio d’estate, che inizierà nelle prossime ventiquattr’ore. Volevo vederlo da tempo ma mi sono decisa solo oggi, e sembra esattamente uno di quegli inquietanti presagi su cui è costruita l’opera seconda di Ari Aster. Segni d’ineluttabilità, terrificanti e angosciosi ma a cui docilmente piegarsi perché comunque non esisterebbe via di scampo.

Curon

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Questo mio articolo sul debutto della serie tv Netflix "Curon", diretta da Fabio Mollo e Lyda Patitucci, è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud 

Freud

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Ho visto la serie tv su Sigmund Freud con due mesi di ritardo: eccetto gli spoiler, sapevo cosa aspettarmi e cosa no. Sapevo che non si tratta di un biopic documentato e che di psicanalisi si parla poco e di casi reali zero. Premesse tutte sfavorevoli, che aumentano le probabilità che la miniserie Netflix non piaccia a chi (io ero tra questi) decide di guardarla perché interessato allo scopritore dell’inconscio e ai suoi studi. La prima puntata conferma dopo pochi minuti che il dottor Freud è semplice ispiratore di un plot misterioso e a tinte nere, al limite dell’horror. Forse autorevole nume tutelare, quello sì, di un racconto che, come appunto fece il padre della psicanalisi, indaga senza filtri le zone segrete dell’animo umano. Ma l’idea è: famolo “strano”, perché cosa c’è più spaventoso, visionario e perverso della nostra anima? Carta bianca, dunque, e acceleratore esoterico al massimo con virate decise sul raccapricciante.