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Visualizzazione dei post con l'etichetta stupro

Baby Reindeer

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Una volta, parlando di un’altra persona, un amico mi disse che quello aveva proprio l’aspetto di uno che eccetera eccetera. Un’altra volta dissero qualcosa di simile su di me – però direttamente a me, e lo apprezzai – cioè che io davo l’impressione di essere una persona facile da sopraffare. Ma il concetto per qualcun altro si declinava in modo diverso: io appaio come una persona spesso in difficoltà e che però ispira voglia di proteggerla, andare in suo soccorso. Aggiungendo che la mia è una caratteristica molto femminile con doppia interpretazione – da una parte attraente, dall’altra capace di far leva su una sorta di gattamortismo ovviamente fintissimo e con finalità opportunistiche. Sono considerazioni emerse dalla mia memoria dopo aver visto la serie tv Netflix “Baby Reindeer”, e che mi hanno fatto pensare che quelle catalogazioni di persone (spesso su lombrosiane caratteristiche fisiche ma anche basate su posture, movenze, gestualità e timbro di voce) traducono ciò che il protago...

Di violenza, genitori, figli e donne sotto accusa

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Chi scrive ha urgenza di conoscere, capire, entrare nelle pieghe dell’umanità. Sono andata a guardare i profili social dei ragazzi del branco di Palermo, e in quello del più giovane ho cercato a ritroso nelle foto del passato.

Niente mostri né vittime in prima pagina

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Quando ero un’adolescente avevo sentito parlare del massacro del Circeo, come tutti. Sapevo che erano state uccise due ragazze dopo giorni di sevizie dentro una villa e l’idea mi terrorizzava tanto da non aver mai voluto conoscere nel dettaglio cosa fosse accaduto. Il solo pensiero di quello che avevano potuto subire due vittime totalmente alla mercé di aguzzini che le avevano sequestrate programmando di torturarle fino alla morte mi scioccava, ricordo che persino il nome di quella località di mare in provincia di Latina – nota meta di ferie estive – la associavo al delitto e mi faceva un’impressione tremenda, come se fosse ormai infestata dai fantasmi di quei corpi martoriati.

Otto marzo, niente guerra siamo donne

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Nei conflitti tra greci e barbari, le donne degli sconfitti venivano fatte schiave come trofeo di vittoria, una sorte che accomunava plebee, nobili e principesse. Millenni dopo sarebbero arrivati lo ius primae noctis e gli stupri di guerra. Oggi che tornano a piovere le bombe, le donne assurgono a emblema pacifista contro una mentalità bellica tradizionalmente virile. Sì, lo sappiamo, le poche signore al governo non sono state damine ma ferree e spesso spregiudicate – è il potere, bellezza, quel meccanismo che se non sei abbastanza iena non lo reggi e soccombi. Ma sappiamo altrettanto bene che con donne alle guida delle superpotenze mondiali certe guerre non sarebbero mai iniziate. Eppure non è di una santificazione (che odora molto di subdolo stereotipo) che abbiamo bisogno.

Una donna promettente

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Varrà la pena di vederlo al cinema soltanto per salutare con un applauso collettivo in sala la scena finale di “Una donna promettente”, film di Emerald Fennell con la strepitosa Carey Mulligan, che corre agli Oscar per cinque nomination di peso (film, regia, attrice protagonista, sceneggiatura e montaggio). La regista, esordiente, ha girato il suo film in 23 giorni al settimo mese di gravidanza ed è la prima donna britannica ad ottenere la candidatura, il che già basterebbe per farne un’opera orgogliosamente femminista. Sarebbe semplice definirlo tale perché è un film che parla di stupro, ma la novità è il modo in cui Fennell sceglie di raccontare una ferita che per le donne rimane aperta e bruciante anche dopo anni di attivismo, rivendicazioni e leggi. 

Donne dell'anima mia

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Non abbandonare mai il coraggio dei sogni, in ogni età e condizione sociale. Non tacere, anzi parlare e scrivere tanto, ma alzando la voce, ché le rivoluzioni non si fanno con la gentilezza. Il femminismo secondo Isabel Allende è un corale abbraccio alle “Donne dell’anima mia” , protagoniste dell’ultimo libro della scrittrice cilena, edito in Italia da Feltrinelli. Alle soglie degli ottanta, Isabel è una signora radiosa e precisa subito che è merito dell’amore: a compiere il miracolo è stato il terzo e attuale marito, Roger, uno dei pochi uomini, insieme a Ramon (compagno della madre, chiamato con affetto familiare zio) e nonno Augustin, che in questo libro divide la scena con un universo di donne diversissime tra loro e ugualmente meravigliose.