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Visualizzazione dei post con l'etichetta violenza

Otto Marzo, appunti sparsi dall'anno 2024 delle donne

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Appunti sparsi sull'Otto Marzo. Mai come quest'anno mi sono accorta della doppia lettura obbligata di questa data, binari paralleli che c'entrano poco o nulla con le origini della Giornata internazionale della donna. Ed ecco il poco e il nulla.

Women Talking

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E’ luminoso e insieme lancinante il finale di “Women talking”, bellissimo film di Sarah Polley nella cinquina dei candidati all’Oscar. Nell’ultimo fotogramma – che non rivelerò – è racchiusa la speranza di un altro mondo possibile per le donne, edificato da loro stesse liberandosi con le unghie sanguinanti conficcate nella terra, gli occhi tumefatti, i brutali lividi delle violenze. Speranza, ma anche disillusione: qualsiasi donna veda il film sentirà fortissima questa morsa nelle viscere perché non ce l’abbiamo ancora fatta a garantire alle nostre figlie che il loro futuro sarà diverso.

Niente mostri né vittime in prima pagina

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Quando ero un’adolescente avevo sentito parlare del massacro del Circeo, come tutti. Sapevo che erano state uccise due ragazze dopo giorni di sevizie dentro una villa e l’idea mi terrorizzava tanto da non aver mai voluto conoscere nel dettaglio cosa fosse accaduto. Il solo pensiero di quello che avevano potuto subire due vittime totalmente alla mercé di aguzzini che le avevano sequestrate programmando di torturarle fino alla morte mi scioccava, ricordo che persino il nome di quella località di mare in provincia di Latina – nota meta di ferie estive – la associavo al delitto e mi faceva un’impressione tremenda, come se fosse ormai infestata dai fantasmi di quei corpi martoriati.

Arancia Meccanica tra Burgess e Kubrick

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Questo mio contributo sul doppio anniversario di Arancia Meccanica è stato pubblicato nell'inserto culturale Mimì del Quotidiano del Sud L'altra voce dell'Italia

Il potere del cane

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Durante la visione di “Il potere del cane” si avverte una sotterranea inquietudine, che inizia come rumore di fondo e poi, senza poterlo evitare, diventa oppressione, angoscia, tormento. Premesso questo, aggiungere che il film di Jane Campion è molto bello potrebbe somigliare a una confessione di masochismo: perché vedere qualcosa che provoca sofferenza? 

Otto marzo, niente guerra siamo donne

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Nei conflitti tra greci e barbari, le donne degli sconfitti venivano fatte schiave come trofeo di vittoria, una sorte che accomunava plebee, nobili e principesse. Millenni dopo sarebbero arrivati lo ius primae noctis e gli stupri di guerra. Oggi che tornano a piovere le bombe, le donne assurgono a emblema pacifista contro una mentalità bellica tradizionalmente virile. Sì, lo sappiamo, le poche signore al governo non sono state damine ma ferree e spesso spregiudicate – è il potere, bellezza, quel meccanismo che se non sei abbastanza iena non lo reggi e soccombi. Ma sappiamo altrettanto bene che con donne alle guida delle superpotenze mondiali certe guerre non sarebbero mai iniziate. Eppure non è di una santificazione (che odora molto di subdolo stereotipo) che abbiamo bisogno.

Monica Vitti, noi donne siamo fatte così

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I vari omaggi dopo la scomparsa di Monica Vitti ne hanno celebrato il grande talento, il fascino, i suoi indimenticabili film. Ma di questa straordinaria attrice si è ricordata anche la personalità di donna, alludendo a una lezione di femminismo da parte di colei che sul grande schermo sdoganò la sessualità libera, la demolizione dei tabù di costume, il tradimento praticato senza falsi perbenismi anche dall’altra metà del cielo, la sessualità libera.

America Latina

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Come fare un film di genere e camuffarlo tra i meandri di ostentate esegesi esistenziali. Non è un reato, intendiamoci – l’arte non dovrebbe avere nulla di sacro o intoccabile, nemmeno il suo stesso parlarsi addosso. Bisogna però, necessariamente, guardare al risultato: per “America Latina” di Damiano e Fabio D’Innocenzo è un nì. Attesissimo dopo l’exploit di “Favolacce”, apprezzato alla mostra di Venezia e soprattutto blindato fino all’uscita nelle sale (nonostante il passaggio al Lido, nessuno è riuscito a far trapelare uno straccio di spoiler), è un noir surreale – inevitabilmente casareccio, una tara forse naturale per gran parte dei cineasti italiani della nuova generazione. Insomma, un precario equilibrismo di suspence, che sta a metà tra Dario Argento e Shining, con le blasfemie e le incompatibilità del caso.

Le "Streghe" di Brenda Lozano

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Per conoscersi, una donna deve conoscere tutte le altre. Ma la sorellanza di “Streghe” , romanzo di Brenda Lozano e prima pubblicazione in Italia della scrittrice messicana (per Alter Ego), è diversa da quelle a cui ci ha abituato la letteratura femminista militante. 

Tutto ciò che sono

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Avvertenza a chi leggerà: qui parliamo di un libro, “Tutto ciò che sono” di Ilaria Di Roberto , ma stavolta l’autrice - che è bravissima e ben merita questo titolo - sarà chiamata per nome, senza il consueto distacco tra recensore e recensito. Perché nella sua seconda opera letteraria, appena pubblicata per Europa edizioni (la prima era stata il monologo poetico “Anima”), Ilaria si rivolge non a semplici lettori ma a tutte le donne come solidali sorelle. 

Le ripetizioni

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Questa mia recensione del romanzo "Le ripetizioni" di Giulio Mozzi , edito da Marsilio, è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud - L'Altra voce dell'Italia

Una donna promettente

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Varrà la pena di vederlo al cinema soltanto per salutare con un applauso collettivo in sala la scena finale di “Una donna promettente”, film di Emerald Fennell con la strepitosa Carey Mulligan, che corre agli Oscar per cinque nomination di peso (film, regia, attrice protagonista, sceneggiatura e montaggio). La regista, esordiente, ha girato il suo film in 23 giorni al settimo mese di gravidanza ed è la prima donna britannica ad ottenere la candidatura, il che già basterebbe per farne un’opera orgogliosamente femminista. Sarebbe semplice definirlo tale perché è un film che parla di stupro, ma la novità è il modo in cui Fennell sceglie di raccontare una ferita che per le donne rimane aperta e bruciante anche dopo anni di attivismo, rivendicazioni e leggi. 

"Transito", Aixa de la Cruz cambia idea

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Ripropongo qui la mia recensione di "Transito"  di Aixa de la Cruz, edito da Giulio Perrone , pubblicata sul Quotidiano del Sud

Il catcalling non è come chiamare dolcemente un gattino

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L’abbiamo capito, la definizione catcalling vi sta facendo molto ridere a giudicare dalla mole di sfottò sui social, dove la simpatia più gettonata è tradurre all’impronta, quindi alla fine che sarà mai – è una maniera vezzosa di chiamare il gatto, vero? Giusto, infatti il termine viene proprio da lì, dai versetti e bacini con cui si attira un animaletto domestico, molto simili a fischi e altri borborigmi emessi da tamarri di varie latitudini e generazioni per manifestare gradimento verso la donna di turno, che, mentre si fa gli affari suoi per strada, al parcheggio del supermercato o alla fermata dell’autobus è raggiunta da tali suoni. 

Donne dell'anima mia

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Non abbandonare mai il coraggio dei sogni, in ogni età e condizione sociale. Non tacere, anzi parlare e scrivere tanto, ma alzando la voce, ché le rivoluzioni non si fanno con la gentilezza. Il femminismo secondo Isabel Allende è un corale abbraccio alle “Donne dell’anima mia” , protagoniste dell’ultimo libro della scrittrice cilena, edito in Italia da Feltrinelli. Alle soglie degli ottanta, Isabel è una signora radiosa e precisa subito che è merito dell’amore: a compiere il miracolo è stato il terzo e attuale marito, Roger, uno dei pochi uomini, insieme a Ramon (compagno della madre, chiamato con affetto familiare zio) e nonno Augustin, che in questo libro divide la scena con un universo di donne diversissime tra loro e ugualmente meravigliose.

Kim Ki-duk, maestro di violenza, dolore e salvezza

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La mia passione per il cinema Kim Ki-duk è iniziata con “L’isola”, il film che lo ha fatto conoscere al pubblico italiano e resta il più emblematico della sua opera. Poi ne ho cercato e visto quasi tutto, affrontando anche la visione underground di dvd pirata in lingua originale e sottotitoli inglesi che non si leggevano – uno dei più tosti lo vidi mentre ero incinta di mia figlia, nonostante non fosse il genere adatto a una tenera futura mamma…

Revenge porn, la battaglia di Ilaria Di Roberto

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Il buco in testa

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Abbiamo risposto alla violenza con altra violenza… pure la loro lo era, di un tipo diverso ma sempre violenza – dice a Maria l’ex terrorista Guido, che le ha ucciso il padre quando lei non era ancora nata. Parole sconnesse, incerte, dove vibra non il pentimento ma una scia di rabbia consunta. Sono le ataviche contraddizioni degli anni di piombo, raccontate nel film “Il buco in testa” di Antonio Capuano, presentato fuori concorso al Torino Film festival . Capuano s’ispira a un vero fatto di cronaca, l’assassinio del poliziotto Antonio Custra, colpito a morte dal proiettile sparato dall’estremista Mario Ferrandi durante una manifestazione di Autonomia Operaia a Milano, nel 1977. 

Calibro 9

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Questa mia recensione su "Calibro 9" di Toni D'Angelo, presentato fuori concorso al Torino Film Festival , è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud

Avere vent'anni, la violenza e la punizione delle donne libere

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“Avevo vent’anni…Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”, scrive Paul Nizan nel suo diario di formazione “Aden Arabia” e a questa citazione s’ispira il titolo di “Avere vent’anni” il film di Ferdinando Di Leo, che Torino Film Festival ripropone all’interno della retrospettiva “Back to life”. La pellicola, oggi di culto nella filmografia del controverso regista, era già stata al centro di un omaggio vintage alla Mostra del cinema di Venezia - è uno di quei titoli della lungamente vituperata famiglia dei B movies italiani, che nell'ultimo decennio la critica sta sdoganando.