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The Social Dilemma

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Le intenzioni erano buone, nessuno ha mai voluto far del male. «Ehi, sono certo che quei ragazzi non fossero cattivi», dice Joe Toscano, uno dei ex manager che s’interrogano su “The Social Dilemma” nel documentario Netflix di Jeff Orlowski. Dilemma perché i social sono nati per riunire le persone, facilitare la vita e migliorare l’economia, tutte cose che in larga misura hanno fatto e seguitano a fare molto bene. Ma una lapidaria citazione di Sofocle ci ricorda che “nulla che sia grande entra nella vita dei mortali senza una maledizione” e nel docufilm testimoni dell’apocalisse digitale sono i creativi di Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter, riuniti per lanciare un agghiacciante allarme.

Post Truth - Docufilm

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Internet, regno del libero sproloquio, far west di idee e commenti, prateria sconfinata di comunicazione analfabeta in tempo reale. Soprattutto, mefitico terreno di coltura (e conseguente contaminazione globale) delle famigerate fake news. Oggi – attenzione, oggi – fanno più paura di guerre, povertà e terrorismo. Tanto da smuovere Facebook e Google Adsense verso una crociata (benedetta dal governo americano) a colpi di censura pubblicitaria contro la post-truth. Citiamo il ragionier Fantozzi per spiegare con proprietà di linguaggio che: dicesi “post truth” la falsa verità fondata sulla distorta potenza delle emozioni, che pone al centro dell’informazione non i fatti ma la discussione da essa generata. Una locuzione in realtà non nuova, che iniziò a circolare tra i massmediologi negli anni Novanta, ma sembra scoperta ora.. e incollata come etichetta spaventosa esclusivamente al web. Un punto di vista orgogliosamente “folle” sul rapporto tra Internet, fake news e controllo della pubbl...