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Visualizzazione dei post con l'etichetta tv

A "Non è la Rai" dove il cielo è sempre blu

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Avevo la stessa età delle ragazze di “Non è la Rai” ma con loro non c’entravo niente. Alessia, Sara, Romina e le altre sgambettavano cantando in playback su tremende basi di brani popolari, trasformandoli in miagolanti cover. Io guardavo film asiatici e leggevo romanzi meravigliosi che nessuno conosceva e apparivano raramente nelle classifiche dei best seller.  Guardavo dall’alto in basso le mie lolitesche coetanee televisive per sfotterne le pose da divette, i cinguettii da svampite, i rossori sui visi morbidi, gli sguardi da pesce lesso che pretendevano di bucare il video. Ambra la reputavo una cretina totale, ridanciana e rozza di lineamenti, una teenager borgatara qualsiasi. 

La bomba di Harry e Meghan contro la Royal Family

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Dev’essere proprio vero che la dorata vita di corte sia un inferno. Quegli sfarzi, le feste e le giornate nella bambagia te li fanno pagare salato. Non era una leggenda, quindi. Dagli eredi del trono ribelli delle fiabe, fino all’astinenza sessuale forzata della regina Maria Antonietta e la condotta indisciplinata della principessa Sissi, questa cosa la dicono tutti i diretti interessati. Adesso al corale outing si aggiungono i duchi di Sussex Harry e Meghan Markle, protagonisti dell’intervista esclusiva con Oprah Winfrey per la Cbs statunitense, trasmessa in 68 paesi e costata all’emittente sei milioni di euro. La coppia ha ospitato Oprah nel giardino della loro villa di Los Angeles e l’ambiente sereno e bon ton strideva con la portata scioccante delle dichiarazioni lanciate come una bomba sulla famiglia reale britannica.

I Know This Much is True

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Questo mio articolo sulla serie tv Hbo "I Know this Much is True" è stato pubblicato oggi sul Quotidiano del Sud

Freud

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Ho visto la serie tv su Sigmund Freud con due mesi di ritardo: eccetto gli spoiler, sapevo cosa aspettarmi e cosa no. Sapevo che non si tratta di un biopic documentato e che di psicanalisi si parla poco e di casi reali zero. Premesse tutte sfavorevoli, che aumentano le probabilità che la miniserie Netflix non piaccia a chi (io ero tra questi) decide di guardarla perché interessato allo scopritore dell’inconscio e ai suoi studi. La prima puntata conferma dopo pochi minuti che il dottor Freud è semplice ispiratore di un plot misterioso e a tinte nere, al limite dell’horror. Forse autorevole nume tutelare, quello sì, di un racconto che, come appunto fece il padre della psicanalisi, indaga senza filtri le zone segrete dell’animo umano. Ma l’idea è: famolo “strano”, perché cosa c’è più spaventoso, visionario e perverso della nostra anima? Carta bianca, dunque, e acceleratore esoterico al massimo con virate decise sul raccapricciante.

Joker

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“Perdona la mia risata, ho una malattia”, è scritto sul biglietto vergato in corsivo elegante e un po’ luttuoso che Arthur Fleck esibisce quando qualcuno s’indispettisce per l’irrefrenabile riso che lo travolge senza senso né riguardo in mezzo alla gente. Eppure, annota lui su un diario di pensieri schizofrenici, pure quando sanno che la tua mente è malata, gli altri si aspettano ugualmente che tu ti comporti come se non fosse così. Ed ecco che il comico fallito Joaquin Phoenix è per tutti sgradevolmente patetico, forse anche ridicolo ma mai divertente, ciò che invece è la massima aspirazione di quel giovane disadattato in cerca di gloria in una Gotham City soffocata dal degrado.