In the mood for love, un capolavoro restaurato


Pochi film possono essere definiti, letteralmente, opere d’arte. Uno di questi è “In the Mood for Love” di Wong Kar-Wai. Nel 2000 fu presentato a Cannes (dove il protagonista Tony Leung vinse la Palma d’oro al miglior attore) e fu uno straordinario debutto del nuovo cinema asiatico davanti a pubblico e cinema occidentali.
Il maestro neorealista Zhang Yimou era un’altra cosa – proletariato, comunismo, rigore. Con Wong s’inaugura invece una narrazione cinematografica dove per la prima volta un autore orientale lascia sullo sfondo le implicazioni storico-sociali: al centro della scena ci sono i sentimenti e senza snobismi né timidezze lo stile è ispirato alla grande scuola americana di Douglas Sirk, alle microstorie visive dei dipinti di Edward Hopper. In una parola, melodramma.
Vent’anni dopo, il Torino Film Festival scippa Cannes della proiezione restaurata di “In the Mood for Love”, che sara’ vista in streaming su MyMovies da un pubblico selezionato di 500 spettatori. Realizzato in 4K da Criterion con il laboratorio l’Immagine ritrovata di Bologna, il restyling del film è durato cinque anni e punta decisamente sul colore, grazie all’intervento di Calmen Lui, autrice delle pose dei negativi originali. Tinte vivide, il predominio di rossi e azzurri accesi (le labbra di Maggie Cheung, le lampade che illuminano le stanze, le sfumature dei suoi stupendi cheongsam, i tradizionali tubini attillati delle donne orientali).
La distribuzione di Tucker Film rientra in un progetto più ampio sull’opera di Wong Kar-Wai, che riguarderà altre pellicole cult del regista di Shangai, “Hong Kong Express”, “Fallen Angels” e soprattutto “Happy Together”.
"In the Mood for Love" è un autentico trattato sull’amore. La storia si svolge a Shangai. Il giornalista Chau (Leung, attore feticcio del regista Wong) si trasferisce con la moglie in un condominio dove fa la conoscenza di Li-Chun (la splendida Maggie Cheung), segretaria anche lei sposata. I due sono vicini di casa e di ritorno dal lavoro s’incontrano sul pianerottolo. Complice un'affinità immediata e la frequente assenza dei coniugi, tra i due si stabilisce un'amicizia profonda.
Il rapporto si consolida quando Chau e Li-Chun scoprono che i propri coniugi sono amanti. Uniti dalla dolorosa rivelazione, i due iniziano a vedersi più spesso, ma quando capiscono di essere innamorati, si lasciano sopraffare dal contesto borghese e dal timore delle maldicenze.
Questa abdicazione sembra la prova che non era stato amore, ma semplice empatia, ma non sarebbe giusto. La verità è che quell’amore totalizzante e necessario come l’aria ad entrambi fa troppa paura, così rinunceranno a viverlo per tornare nelle rispettive, ovattate solitudini.
Wong Kar-Wai s’addentra nell'universo sentimentale registrandone con precisione ogni sospiro, ogni brivido, ogni sfumatura. Un'analisi lucida e quasi scientifica, che però viene stravolta come in uno tsunami dalla poesia mentre i due protagonisti cedono alla consapevolezza dell’amore. Il regista ne coglie il lato più impalpabile, quello del sentimento coltivato con dedizione ma disperatamente perduto proprio appena lo si era trovato.
Non per questo le emozioni sono meno forti, anzi. I due protagonisti (bellissimi, una perfetta coppia cinematografica) bruciano come torce viventi, ma l'aspetto più coinvolgente dell'amore, la passione, per loro incompiuta, si riveste di lirismo puro.
Con dissolvenze d'alta classe e commenti musicali da pelle d'oca, Wong Kar-Wai costruisce attorno ai due un'atmosfera rarefatta, lontana da tutto e da tutti, dove i tanti nomi dell'amore sono sognati e non pronunciati, elevando il sentimento a ideale supremo. Mai come in questo caso, quello degli innamorati è un mondo a parte. La realtà circostante è inghiottita, come se quel prodigio potesse cancellare gli inganni e il dolore (i coniugi fedifraghi sono occultati dalla cinepresa, di loro non si rivela il volto, non sappiamo come si chiamano né cosa fanno).
"In the Mood for Love" dà una magistrale lezione su cosa sia il vero amore e osa celebrare un tema poco contemporaneo, quello del desiderio platonico, nutrito soltanto dall'attesa - una forza inarrestabile che riesce a crescere nonostante sia priva della pratica amorosa.
Un percorso uguale e contrario a quello di "Una relazione privata" di Frédéric Fonteyne, dove i protagonisti si abbandonavano subito e senza limiti alla tragressione fisica, passando, senza volerlo, dal sesso all'amore. Ma nel bel film di Fonteyne l'amore veniva sconfitto dalla paura e dall'incomunicabilità, qui in "In the Mood for Love", il sentimento si erge vittorioso oltre lo spazio e il tempo. Per proteggerlo da una realtà che lo ucciderebbe - la fatale discesa dalla “nuvoletta rosa” degli idilli - i due innamorati lo custodiscono in sospeso dentro il cuore, la cassaforte più sicura. Non hanno bisogno di soddisfare le esigenze della passione per sapere che si apparterranno per sempre.
Il finale è struggente ma apertissimo alla speranza della felicità. Cheung e Leung forse si ameranno una volta sola o forse nemmeno, di paura ne hanno tanta. Rimarrà il conforto di un legame indissolubile, coltivato con la stessa delicatezza di un germoglio in una serra, fiorito invincibile sopra ogni miseria del resto del mondo.
Gli innamorati hanno paura, l'amore non ne ha.


Commenti

  1. verità è che quell’amore totalizzante?

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  2. Se non riesci a vederti come un miliardario, non lo sarai mai. I film https://ilgeniodellostreaming.cloud sono interessanti perché lo spiegano.

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