Studi sull'amore



Questo mio articolo sul nuovo libro di Franco Arminio, "Studi sull'amore", è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud
Un libro di poesie ai piani alti delle classifiche è una notizia che ha dello straordinario. Franco Arminio è frastornato dall’entusiasmo attorno al suo “Studi sull’amore” (Einaudi), uscito qualche giorno fa e già in ristampa, cercato, condiviso e testimoniato dai lettori. Soprattutto declamato, perché lo scrittore e paesologo, che negli ultimi tempi oltre che tra sentieri di campagna e borghi girovaga senza snobismi nella dimensione social, sta invitando i follower a realizzare videoletture dei versi, poi postate sulla sua pagina Facebook. 
Lo hanno definito influencer letterario (non senza esplicito biasimo) ma da ogni luogo fisico e immateriale lui è invece un globale spacciatore di poesie e crede nel beneficio di un esercizio costante. Assumerne una dose quotidiana minima predispone all’amore - che di poesia è la forma più alta, tutto torna perfettamente in questa logica trascendentale. Surclassando in priorità il marketing (che comunque non è e non dovrebbe essere incarico degli artisti), affianca alla libreria la pratica del baratto, già sperimentata come genere di conforto nei mesi del lockdown: è possibile scambiare il libro con un bene diverso e ugualmente caro allo spirito, come un quadro o una bottiglia di vino. In omaggio per tutti il calendario paesologico 2022 con poesie e immagini da geografie sconosciute e meravigliose d’Italia, tra cui la fotografia di copertina del nuovo libro, opera dell’autore.
Non è il primo lavoro centrato sull’amore (ricordiamo “L’infinito senza farci caso”), ma questi sensuali “Studi” sono quello più maturo e completo, frutto di una lunga ricerca sentimentale sviluppata durante la pandemia. Un atto rivoluzionario, l’elogio della fisicità connaturata all’istinto amoroso nell’epoca della paura pandemica: ci dicono di non toccarci, ma qui l’accorato appello è “abbiate cura di impazzire per un abbraccio”. Che è l’unica salvezza per quest’epoca di angoscia e lutti: “Io vorrei un’umanità follemente sentimentale/perché siamo più belli/quando cominciamo a sfiorarci/quando la noia viene rotta/dal terremoto della passione”.

 Arminio esalta l’unione dei corpi, indissolubile dall’affinità delle anime: “Il sesso ti leva la faccia/che ti ha dato il mondo/e ti rimette la faccia/con cui ti ha fatto Dio”. Non esiste lirismo se non essuda da sangue, lacrime e pelle. Nasciamo nudi e l’amore, consegnandoci all’altro spogliati di abiti e corazze difensive, ci riporta alle origini – citando lo stesso poeta da “Cedi la strada agli alberi”, “sentivo zone lontane del mio corpo che tornavano a casa”.
L’amore è una forza primordiale e Arminio la celebra con la sua scrittura sensuale e tormentata, dove brillano come diamanti la fragilità dell’uomo e la saggezza del dolore. Parole erotiche eppure custodi della lezione di Dante, il vate che elesse l’amore angelicato a strada verso il divino. E hanno uguale potenza del sentimento tra amanti, anche quello familiare o degli amici, quello per la bellezza e i luoghi, quello per l’arte cantato dagli amori vissuti da Pasolini, Kafka, Amelia Rosselli, Corrado Alvaro e Cristina Campo. L’amore è un planetario esperimento condotto su coriacei illusi - sbeffeggiati o temuti ma tutti felici cavie contaminate da un mistero benedetto: “Noi siamo la grazia di cui il mondo vuole fare a meno”.
Storie di mancanze e solitudini, di vuoti e desideri che chi ama riempie tremando, mentre osa chiedere e donare tutto: “Io sono per l’amore/E anche per il sesso/ Sfrenato, a oltranza/ma sempre dolcissimo”. E per chi non ha l’amore la vita è un deserto infernale, “l’universo è tutto nero”.
La presentazione inaugurale del libro è stata a Reggio, città natale di Lorenzo Calogero (a cui è dedicata una poesia del libro). Alla vigilia della ripartenza da una Calabria affettuosissima, Arminio racconta di un sogno, dove per aver attraversato un binario subiva la condanna di un’inesauribile lista di colpe. La sera con gli amici, dopo tante parole poetiche, si era finito per parlare di morti (un altro argomento sul quale il poeta di Bisaccia non ha tabù). I genitori ma pure le perdite casuali di personaggi abitudinari, quelli che si avvistavano ogni giorno nella bottega sotto casa o all’edicola. E poi un pensiero al tragico addio di Vitaliano Trevisan. Però era bastato incontrare gli occhi di una bella ragazza per riaccendere la bramosia della vita. «Guardare le donne e pensare ai morti, ecco due cose che faccio spesso», ammette Arminio. Dall’inizio del mondo è sempre l’amore a vincere sulla morte, altrimenti non saremmo qui.
Adesso bisogna fare i conti con il successo e non ubriacarsene. Franco Arminio confessa la sua timidezza, che è ansia prestazionale, ritrosia per i complimenti ma pure arresa attrazione verso le lusinghe della fama (controllare le vendite, setacciare i media, contare i like, sperimentare ospitate televisive). Ma l’autoboicottaggio dell’insicuro (in psicologia lo chiamano sabotatore interno) stavolta è fallito e non è peccato godere anche un po’ dell’invidia scatenata attorno alla conferma del suo alto gradimento mainstream: su “Studi” l’establishment letterario più snob si è già levato a botte di stroncature, sugli scudi della difesa di un fantomatico purismo poetico (classico? tradizionale?) che il nostro, derubricato a furbo verseggiatore commerciale, a loro dire non possiederebbe.
Ma questo è ciarliero rumore di fondo: i nuovi libri vanno festeggiati, dice Arminio, ringraziando chi invierà le videoletture. L’obiettivo è creare piccole comunità resistenti, provvisorie ma fondate sulla certezza antica della poesia, «utile in questo tempo inaudito che ci presenta un’epoca diversa ogni settimana». Tra una presentazione e l’altra, il poeta aspetta visite nella Casa della Paesologia a Bisaccia. E sui social continua a regalare idee e versi: «Per per vari motivi andare in libreria a comprare un libro è un gesto molto complicato. Io mi batto perché diventi un gesto semplice, comune, come andare a comprare il pane». Senza polemiche, lasciamolo dire alla poesia, nel suo modo esatto e inconfutabile.


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